Supporto psicologico Psicoterapia EMDR Mediazione familiare
Un percorso psicoterapico può essere utile nell’affrontare sintomatologie che causino disagio ma anche momenti di difficoltà e stallo che tengano bloccati dentro a dinamiche poco costruttive.
L'approccio sistemico considera la persona all'interno del suo contesto di riferimento, focalizza l'attenzione sull'ambiente in cui l'individuo è vissuto e vive, sulla rete di relazioni significative di cui egli è parte, sulla sua storia. A livello clinico vi è un'importante integrazione tra livelli individuale e relazionale: la persona viene vista nella sua singolarità e come parte di un contesto, contesto che fin dalla nascita contribuisce alla creazione di un’identità, trasmette modelli e chiavi di lettura per l’interpretazione di tutto ciò che accade. Ognuno all’interno del contesto di riferimento apprende comportamenti, semantiche, codici etici, parametri di giudizio; ognuno, a propria volta, influenza e perturba il contesto, attraverso il proprio "esistere" e con tutto ciò che fa, o non fa.
“È impossibile non comunicare”, scriveva lo psicologo e filosofo Paul Waztlawick 50 anni fa. Comunichiamo di continuo, anche quando pensiamo di non farlo. Il sintomo stesso è comunicazione, comunica qualcosa a noi, comunica qualcosa di noi.
È in questa cornice che ci muoviamo nel dare un senso a ciò che accade, nel riappropriarci di significati che sono andati perduti, nel ristabilire un contatto più profondo con noi stessi o un rapporto più chiaro con chi ci sta intorno. L’obiettivo è valorizzare la persona, riconoscere il suo ruolo attivo nel presente, sviluppare consapevolezza e risorse personali. Il percorso terapeutico ha come obiettivo la cura del disagio o della sintomatologia e la contemporanea comprensione di quest'ultima all'interno di un processo di sviluppo personale.
Un approccio terapeutico per la desensibilizzazione e la rielaborazione dei ricordi, utilizzato per il trattamento dei disturbi legati a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.
È una tecnica scoperta alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti dalla psicologa Francine Shapiro e si basa sul modello di elaborazione adattiva dell’informazione (AIP) secondo il quale esiste nell’individuo un sistema adattivo e innato di elaborazione delle informazioni e di integrazione delle esperienze.
Gli eventi percepiti come traumatici possono tuttavia bloccare questo naturale processo di elaborazione dell’informazione e far sì che i ricordi rimangano congelati nelle reti mnestiche in modo frammentato e disfunzionale assieme ad emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche presenti al momento dell’evento stesso. Le esperienze traumatiche non elaborate a questo punto possono riattualizzarsi in modo intrusivo e decontestualizzato portando all'insorgenza di patologie come il PTSD ovvero disturbo da stress post traumatico e molte altre sintomatologie come ansia, fobie con condotte di evitamento, disturbi psicosomatici, disturbi dell'umore ecc.
Quando si parla di esperienze traumatiche si intendono eventi legati ad un senso di pericolo per la propria sopravvivenza ma anche ripetute esperienze di trascuratezza, abbandono, umiliazione, abuso fisico o emotivo.
L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni funzionali. La tecnica si avvale della stimolazione bilaterale degli emisferi cerebrali che avviene tramite movimenti oculari oppure attraverso stimolazione tattile o acustica: durante la stimolazione c’è la focalizzazione su particolari aspetti del ricordo traumatico così da permettere l’integrazione e l’elaborazione di emozioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti.
La mediazione familiare è un percorso volto a sostenere le coppie durante le fasi della separazione e del divorzio, a costruire accordi condivisi relativamente alla riorganizzazione della vita familiare avendo cura dei bisogni di tutti, dei minori in particolare. E’ un percorso che avviene in un contesto strutturato e protetto, in autonomia rispetto all’ambito giudiziario.
" Mamma e papà non si amano più. Ma, fortunatamente, amano ancora me. Tantissimo.
Mi chiamo Nina.
Vivo in due case.
E' un po' strano.
Ma, dopotutto,
non è così male! "
da "Mi chiamo Nina e vivo in due case", M.D.Smet e N. Talsma.
La separazione è un processo che comporta molti cambiamenti e come tale necessita di una riorganizzazione su molti fronti. Vi sono aspetti emotivi, legali, economici, aspetti legati ai ruoli genitoriali, ai rapporti con le famiglie estese, aspetti psichici legati al ritrovare fiducia nelle proprie capacità personali. Questi cambiamenti richiedono un tempo di elaborazione e a volte può essere complesso far fronte a queste transizioni: ciò accade in particolare in tutte quelle situazioni in cui la conflittualità prenda il sopravvento. Il mediatore, come terzo neutrale, nella garanzia del segreto professionale e in autonomia rispetto all’ambito giudiziario, accoglie la famiglia in fase di separazione, ascolta i bisogni di ogni componente del nucleo familiare e tenendo presenti le diverse esigenze, stimola le persone a trovare dei punti di accordo. Si tratta di accordi concreti aventi ad oggetto, ad esempio, la continuità genitoriale, l’affidamento e l’educazione dei minori, le scelte scolastiche e le attività per il tempo libero, il calendario delle visite, le vacanze, le modalità di frequentazione con i vari componenti delle famiglie di origine, le comunicazioni nella coppia genitoriale, spese ordinarie e straordinarie, ecc.
Il processo di mediazione è finalizzato quindi al raggiungimento di soluzioni condivise e alla stesura di un accordo, redatto dal mediatore familiare e sottoscritto dai partners, da sottoporsi ai relativi legali per la formalizzazione in sede giuridica (deposito presso il tribunale per la vidima da parte del giudice).
Diversi sono i vantaggi della mediazione familiare. Primo tra tutti la possibilità per la coppia genitoriale di prendere decisioni per il futuro della propria organizzazione familiare in maniera autonoma, potendo considerare quindi peculiarità e specifiche esigenze di ogni membro del nucleo familiare (evitando così che le decisioni debbano essere prese da un giudice o da un consulente d’ufficio)
In secondo luogo, l’acquisizione e la sperimentazione di capacità negoziali, che offre alla coppia, anche in via preventiva, maggiori risorse e flessibilità da spendersi nel futuro nel far fronte a successive inevitabili situazioni che impongano nuove scelte.
Infine, ma sicuramente non ultimo, l’importante vantaggio di vedere tempi e costi notevolmente ridotti rispetto a lunghe controverse giudiziarie.